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Mauritius: la nave cargo giapponese si spezza, petrolio tra le acque

Ago 22 2020

di Marlene Simonini – OTHERNEWS

La MV Wakashio è un cargo giapponese che trasportava 4.000 tonnellate di petrolio, già dal 25 luglio si era incagliata ed arenata ma pochi giorni fa l’imbarcazione ha ceduto, spezzandosi in due e liberando il greggio che custodiva. 

Sversamento di petrolio nelle acque delle Mauritius dalla MV Wakashio

Fortunatamente, delle 4.000 tonnellate totali, circa 3.000 sono state recuperate dalle squadre di salvataggio, mentre altre 90 continuano ad essere a rischio riversamento, oltre alla quantità già dispersa. Chiariamoci, analizzando numeri e statistiche, secondo un’analisi condotta dalla Bbc, questo non è il peggiore disastro ambientale mai accaduto. A tal proposito si ricorda quello avvenuto nel 2010 nel Golfo del Messico, dove la piattaforma petrolifera Deep Water Horizon perse 400 mila tonnellate di carburante. 

Ora, se il problema principale non è costituito dalla quantità di greggio inquinante liberato tra le acque, il pericolo vero e proprio è costituito dal luogo in cui tutto ciò è accaduto: Pointe d’Esny, Mauritius, vicino alla riserva naturale Blue Bay Marine Para e a due ecosistemi marini protetti dal punto di vista ambientale. Oltre a ciò, il luogo è noto anche come santuario per la fauna selvatica. 

Come attestato delle immagini satellitari, le acque da sogno delle Mauritius hanno già cominciato a tingersi del nero oleoso e sporco che possiamo tutti immaginare, tanto più che il vento e le correnti d’acqua sembrano non aiutare. Il carburante infatti è sospinto sempre più verso le aree in cui risiedono gli ecosistemi marini vitali e le previsioni meteorologiche non sono promettenti: il clima peggiorerà, arrivando a misurare onde con un’altezza massima di 4.5 metri. 

Abitanti e volontari si sono riuniti fin dal primo giorno, fronteggiando come potevano il disastro: hanno usato capelli, peli di cane, paglia e ago per arginare la “marea nera”. In migliaia si sono presentati, nonostante le indicazioni del governo di non intervenire e lasciar fare le autorità, e continuano a coordinarsi attraverso un gruppo Facebook, condividendo notizie, progressi e consigli per la popolazione locale. 

Se c’è una caratteristica del mare che non è cambiata attraverso secoli e millenni è proprio questa: il mare rappresenta la più grande via di trasporto mondiale e, se le riserve di petrolio sono concentrate in alcune zone del mondo, la domanda è uniforme per tutto il globo. 

Il petrolio può essere trasportato in tre diversi modi: con oleodotti, via terra con le auto cisterna o via mare con le navi cisterna. Se l’oleodotto rappresenta il trasporto più sicuro, sicuramente non è il più economico: i costi per la sua realizzazione sono piuttosto elevati per cui tale modalità viene riservata ai casi in cui grandi flussi di petrolio sono concentrati in un unico polo di raffinerie. Il trasporto via terra ha il difetto di presentare una scarsa capacità di carico ed elevati costi variabili, pertanto tale modalità è riservata al trasporto su brevi distanze. Rimane quindi il trasporto via mare, il più rischioso ma, inevitabilmente, il più diffuso, anche in Italia, dove la naturale configurazione geografica dello Stivale offre numerosi scali portuali utili alle navi cisterne provenienti da Russia e Medio Oriente. 

Intanto, la “marea nera” continua a conquistare le acque cristalline delle Mauritius e si spera che Madre Natura riesca a contrastare efficacemente i disastri che noi poveri esseri umani continuiamo a provocare.


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