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Proteste in Albania: è caos nelle notti di coprifuoco

Dic 19 2020

In Albania la morte di Klodian Rasha, giovane ucciso dalla polizia a Tirana dopo aver infranto le regole di coprifuoco legate al Coronavirus, ha innescato un vortice di proteste nelle piazze che ha determinato le dimissioni del ministro dell’interno e forti tensioni nel Paese.

di Rosarianna RomanoOTHERNEWS

Proteste in Albania

In Albania, come in molti altri Paesi europei, è in vigore, tra le altre misure anti-Covid, il coprifuoco notturno. Proprio ieri sera, mentre gli italiani si serravano in casa per ottemperare a tale norma, il nostro Primo Ministro ha varato un decreto legge con il quale ha presentato le limitazioni imposte a noi tutti in vista delle imminenti festività natalizie. Tali restrizioni, ahinoi necessarie, sono sinonimo di un Natale rigido, all’insegna di autocertificazione, sacrificio e, per molti, di solitudine.

Negli altri paesi europei la situazione non è delle migliori: centinaia di manifestanti sono scesi in piazza a Tirana, capitale dell’Albania, a partire da mercoledì 10, dando fuoco anche a decorazioni natalizie e agli alberi di Natale, tra cui quello allestito all’ingresso principale del palazzo del governo.

Che scenario apocalittico questo Natale 2020 ha regalato come finale a un anno così difficile: quinte di alberi in fumo e strade vuote o – in alternativa – zeppe di gente in protesta.

Le ragioni e la dinamica delle proteste in Albania

La scintilla delle proteste in Albania è stata l’uccisione, martedì 8 dicembre, del 25enne Klodian Rreshja da parte di Nevaldo Hajdaraj, un agente di polizia, poiché il giovane non si era fermato all’alt delle forze in servizio per far rispettare il coprifuoco. Inoltre, secondo la ricostruzione di alcuni media locali, Rasha è stato bloccato vicino casa, nel quartiere di Lapraka, in una zona periferica della capitale.
Il colpevole, successivamente sospeso in attesa della conclusione delle indagini, ha affermato di aver agito in tal modo in quanto credeva che il giovane fosse armato. Tuttavia la sorella della vittima, Sibora, ha dichiarato a Euronews Albania che Klodian non aveva armi con sé ed era uscito per comprare le sigarette: «Voglio sapere perché mio fratello è stato ucciso», ha affermato.

Riuniti inizialmente di fronte alla sede del ministero dell’Interno per chiedere verità, mercoledì 9, i manifestanti hanno preso subito di mira la polizia con una fitta sassaiola. Gli agenti, quindi, hanno risposto con lacrimogeni e idranti e i dimostranti hanno cominciato l’assalto a numerosi edifici statali sul viale principale della capitale, rompendo vetri e dando fuoco ai cassonetti.

Giovedì 10, mentre il Primo Ministro Edi Rama parlava alla nazione, il centro di Tirana si è nuovamente trasformato in un campo di battaglia: ancora proteste e scontri violenti hanno investito la capitale, nella quale centinaia di giovani hanno sempre più duramente affrontato le forze dell’ordine.

Un rapporto del difensore civico albanese rivela che, nelle sole giornate di mercoledì e giovedì, la polizia ha fermato 124 persone, di cui 57 minori, alcuni di loro sotto i 14 anni. Al momento dell’ispezione effettuata dall’Ombudsman, risultavano ancora 52 persone in stato d’arresto di cui due minori, uno di 16, l’altro di 17 anni. Nel rapporto si riferisce, inoltre, che durante i primi due giorni di proteste sono rimasti feriti 19 agenti di polizia e quattro manifestanti.

Le prime conseguenze politiche

Ecco che un nuovo problema ha travolto il governo albanese guidato da Edi Rama, leader del Partito Socialista (PS), già alle prese con la complicata gestione della pandemia, la ricostruzione post terremoto e l’avvio dei negoziati d’adesione con l’Unione europea.
L’uccisione del giovane, miccia che ha spinto donne e uomini di Tirana a scendere nelle piazze, rischia, infatti, di alimentare le già tante tensioni nel paese. E non bisogna dimenticare, inoltre, che il prossimo 25 aprile sono in programma le elezioni parlamentari.

A tal proposito, dopo 48 ore, le incessanti proteste hanno minato anche la stabilità politica: il ministro dell’Interno albanese, Sander Lleshaj, ha rassegnato le sue dimissioni: «La mia decisione arriva come persona e come genitore che condivide il dolore della famiglia di Klodian Rasha, ma anche come espressione di gratitudine e rispetto per coloro che si sono fidati di me», ha detto Lleshaj su Facebook.

Ad annunciare il passo indietro del ministro è stato il premier albanese: «Sono fiero dell’alto senso di responsabilità civile dimostrato dal ministro, iI quale non è né direttamente né indirettamente colpevole di questo episodio tragico», ha affermato Rama rivolgendosi ai cittadini.
Il primo ministro ha, inoltre, preso le difesa della Polizia considerando l’uccisione del giovane “un atto isolato”, ma, ha aggiunto, poiché «è stato ucciso da una forza dello Stato, spetta allo Stato chiedere scusa e fare piena luce sulla vicenda e punire l’autore».

Le dimissioni di Lleshaj non hanno, però, fermato le proteste e il clima, in Albania, resta teso: dopo la destituzione del ministro dell’interno, la piazza ha preteso quelle del capo della Polizia di Stato Ardi Veliu, richiesta respinta dal primo ministro.
Infatti, mentre il poliziotto colpevole ha invocato la legittima difesa, per i manifestanti quell’omicidio è figlio della cultura di violenze che distingue le forze dell’ordine. Così venerdì 11 notte e sabato 12 i cittadini hanno continuato a protestare per le vie di Tirana, Durazzo, Scutari, Alessio.

Una minaccia per la maggioranza?

Sabato 12, a Scutari, centinaia di persone, tra cui alcuni membri dell’opposizione, hanno marciato per le vie della città. Alcuni giovani, tra cui diversi minorenni, hanno fatto irruzione nella sede del partito socialista dando alle fiamme computer, sedie ed altri oggetti che si trovavano all’interno dello stabile.
Rama, in un tweet, ha denunciato la strumentalizzazione dei minori da parte dell’opposizione che, secondo il primo ministro, sarebbe dietro all’organizzazione delle proteste in Albania di questi giorni.

Queste accuse sono state respinte dal leader del partito democratico, Lulzim Basha, il quale ha condannato «l’incitamento all’odio del premier e la brutalità e la violenza della polizia contro minori e giornalisti» e chiesto nuovamente che si faccia luce su quanto accaduto.

Insomma, quasi alle porte della campagna elettorale, le opposizioni si servono della tragedia per attaccare il governo: l’ex primo ministro Sali Berisha, già leader del Partito Democratico albanese (PD), ha parlato di “omicidio di stato premeditato” legato a un regolamento di conti tra narcotrafficanti vicini al governo.
A sua volta, da tempo oppositore di Rama, anche il Presidente della Repubblica Ilir Meta, del Movimento Socialista per l’Integrazione, ha messo l’accento sull’eccessiva violenza utilizzata dalla polizia accusando direttamente «alti funzionari e dirigenti della polizia di Stato, nonché del ministero degli Interni».

Altrettanto dura la presa di posizione della sezione albanese del partito kosovaro di sinistra Vetëvendosje! che, unendosi alle richieste di dimissioni del ministro prima e del capo della polizia Ardi Veliu poi, ha denunciato lo “stato di polizia”, descrivendo la rabbia della piazza come una «chiara espressione della rivolta dovuta a una profonda ingiustizia».

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