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Argentina, aborto: un primo passo verso la legalizzazione

Dic 19 2020

Dopo anni di richieste, questa settimana l’Argentina ha fatto il primo passo verso la legalizzazione dell’aborto. Il disegno di legge approvato dalla Camera, e che ora passerà nelle mani del Senato, consente alle donne di abortire in modo volontario fino alla 14esima settimana.

di Naomi Di Roberto – OTHERNEWS

Argentina aborto
Foto di dire.it

Un primo via libera in Argentina per la legge che legalizza l’aborto. La norma, proposta dal Presidenze Alberto Fernandez in risposta alle numerosissime richieste da parte di donne ed attiviste circa l’interruzione volontaria della gravidanza, è stata accolta dalla Camera. Il disegno di legge, che ora passerà nelle mani del Senato, è stato approvato con 131 voti contro 117 (6 astenuti), e consente alle donne in Argentina di abortire in modo volontario fino alla 14esima settimana. In caso di stupro o in rischio di vita della donna, le 14 settimane previste potrebbero anche essere superare.

La Campaña Nacional por el Derecho al Aborto Legal, Seguro y Gratuito, movimento nato quindici anni fa per lottare insieme ai collettivi femministi per la legalizzazione dell’aborto in Argentina, ha giudicato l’esito favorevole come una prima piccola vittoria dopo decenni di lotte e mobilitazioni femministe. Il movimento avrebbe presentato nel corso di questi anni circa otto proposte di legge, tutte respinte.

Il progetto di legge sull’aborto, inoltre, è stato presentato da Presidente argentino insieme ad un altro provvedimento che riguarda principalmente all’assistenza sanitaria e rivolto a tutte quelle donne che scelgono, invece, di portare avanti la gravidanza.

Aborto in Argentina, ancora tutto da decidere

Già nel 2018, dopo l’approvazione da parte della Camera della legge per la legalizzazione dell’aborto, proprio all’esame del Senato, in seconda lettura, prevalse il no. E sono in molti, ad oggi, a temere che questo passo in avanti sull’aborto, per l’Argentina, possa essere nuovamente vanificato. Questa volta, però, il risvolto potrebbe realmente ribaltarsi essendo state introdotte alcune modifiche al testo originario, essendo stata inserita l’obiezione di coscienza e, soprattutto, grazie all’appoggio del Partito al governo.

Mónica Macha, Presidente della commissione per le donne, ha definito la seduta “storica”: «Ci sono due tipi di leggi, quelle che vogliono proporre nuove pratiche e altre che regolano pratiche già esistenti. Con l’interruzione volontaria di gravidanza si parla della necessità di una regolamentazione per una pratica millenaria che in uno stato moderno è criminalizzata»

Foto di ilmanifesto.it

Aborto: un problema di cui discutere 

Il dibattito sembra essersi protratto per circa 18 ore consecutive all’interno della Camera. In attesa, fuori il Palazzo del Congresso, una folla di mascherine e bandane verdi, simbolo di questi quindici anni di lotte, iniziate circa negli anni Ottanta e che ora, forse, hanno ottenuto per l’Argentina un primo via libera sulla pratica dell’aborto che tutt’ora risulta essere una pratica proibita, con le sole eccezioni dei casi di stupro, pericolo di vita della madre e malformazioni gravi del feto.

L’aborto è quindi un problema in realtà molto sentito dalla popolazione: dai dati raccolti si stima infatti che circa 450 mila donne abbiano abortito quest’anno e che ogni anno, in Argentina, ci siano fra i 370 e i 520 mila aborti clandestini, con circa 50 decessi proprio a causa di tale pratica

Allo stesso tempo, in moltissimi si sono dissociati dalle decisioni della Camera. Gli antibortisti, vestiti di azzurro, e con in mano la bandiera nazionale più volte hanno invocato l’argentino Papa Francesco, ritenendo questa legge inaccettabile. Quest’ultimo infatti lo scorso 22 novembre in una lettera avrebbe ribadito l’importanza della tutela della vita contro tutti i tentativi di legalizzare l’aborto in Argentina. Sempre nella lettera, il Papa ringrazierebbe proprio le “mujeres de las villas” (una rete di donne antiabortiste) esprimendo piena ammirazione per il loro operato.

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