Politica Internazionale, Società Civile

A Capitol Hill l’attacco al cuore della democrazia americana

Gen 7 2021

Capitol Hill è stata assediata dai sostenitori di Trump, la democrazia americana vacilla e con lei quella mondiale.

Capitol Hill

di Alice Minati – OTHERNEWS

La sede del Congresso americano, Capitol Hill, rappresenta il tempio della democrazia americana e è un punto di riferimento per i suoi valori di rappresentanza, civiltà, libertà e giustizia.  Ieri pomeriggio i sostenitori di Trump, sobillati ancora una volta in mattinata dal Presidente in carica al grido di “ci hanno rubato le elezioni”, hanno circondato il Capitolio e preso d’assalto l’edificio, sconsacrando violentemente il simbolo della democrazia americana e ostacolando la legalità del processo democratico. In quegli stessi minuti il Congresso degli Stati Uniti d’America era riunito per ratificare l’elezione di Biden a 56esimo Presidente degli Stati Uniti, un appuntamento di rito, simbolico ma molto importante per il gioco democratico.

Non è chiaro quale fosse l’obiettivo del gruppo di estremisti sostenitori di Trump. Di certo il manipolo di manifestanti ha ostacolato la legalità democratica, tentando di impedire l’elezione ufficiale del nuovo Presidente. La tensione a Washington è salita, gli scontri e l’assedio di Capitol Hill hanno determinato la sospensione della seduta, l’evacuazione dei rappresentanti politici, l’intervento della Guardia Nazionale al fianco della Polizia, impreparata a fronteggiare un evento simile. Raccapriccianti le immagini che giungono dalla sede del Congresso: il giovane manifestante che si fa un selfie al posto riservato alla speaker della Camera Nancy Pelosi, gli uffici occupati, i gas lacrimogeni, il ritrovamento di bombe artigianali fuori dal Capitolio, gli spari all’interno dell’edificio, le immagini di devastazione e vandalismo andate in diretta su tutti i canali. Il bilancio è severo: oltre alla “ferita” alla democrazia americana si contano 4 morti e molti poliziotti feriti.

La vittoria dei democratici in Georgia

L’attacco al cuore della democrazia americana giunge dopo mesi di tensione consumata tra una campagna elettorale senza esclusione di colpi e le accuse di Trump di brogli elettorali che a suo dire gli hanno “rubato le lezioni”. Nonostante i legittimi ricorsi presentati dallo schieramento repubblicano non siano stati accolti, la lacerazione della società americana e la tensione crescente nel paese hanno accompagnato il ballottaggio tenutosi il 5/6 gennaio per i due seggi della Georgia al Senato, voto fondamentale per la definizione del controllo del Senato nella prossima legislatura. Risalgono alla scorsa settimana le intercettazioni di Trump che chiedeva di trovare “più voti per vincere in Georgia”. Invece, proprio ieri pomeriggio è stata certificata la vittoria di due senatori democratici, garantendo a Biden la maggioranza democratica al Senato. Un nuovo elemento che ha innescato e fomentato il caos di ieri pomeriggio a Washington.

“La forza della democrazia americana prevarrà sugli estremismi” – Il discorso di Biden

In concomitanza con l’attacco al congresso, Biden ha rilasciato un’intervista televisiva in cui ha denunciato la gravità della situazione, affermando che il caos al Capitolio non riflette la vera America ma solo uno sparuto gruppo di estremisti.  Oltre a invitare i rivoltosi a tornare a casa il presidente eletto Biden si è rivolto con tono grave al Presidente in carica Trump, invitandolo a presentarsi in televisione per far desistere gli estremisti, onorando il giuramento di difendere la Costituzione americana. Oltre a mostrarsi risoluto nell’affermare che la forza della democrazia americana è in grado di prevalere sugli estremismi di parte, Biden ha riservato una stoccata a Trump soffermandosi sull’importanza delle parole nella scena politica. Se da un lato le parole di un Presidente possono “ispirare il bene”, dall’altro possono “incitare a qualcosa di negativo”.

L’appello di Biden è stato accolto da Trump che dopo pochi minuti ha postato sul proprio profilo twitter un discorso. Tuttavia, oltre a invitare i manifestanti ad “andare a casa in pace” e a “rispettare le divise” a difesa del Congresso, Trump ha di nuovo rimarcato il fatto di essere vittima di elezioni rubate. Nel pomeriggio la figlia Ivanka aveva definito i manifestanti dei “patrioti” e in mattinata Trump, rivolgendosi ai propri sostenitori, li aveva invitati a “non cedere ed andare avanti fino a Capitol Hill”.

A Capitol Hill la notte da “Repubblica delle banane”

Le immagini di ieri fanno male ai sistemi democratici. L’attacco al cuore della democrazia americana riflette le agonie del sistema democratico, messo alla prova in più parti del mondo. George W. Bush parla di scene da “Repubblica delle Banane”, rimarcando le responsabilità di Trump nell’aver infiammato con false speranze un manipolo di estremisti. Come se non bastasse, molti commentatori hanno accostato le immagini di ieri ai golpe sudamericani degli anni 70/80.  

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La reazione della democrazia americana all’attacco a Capitol Hill

Tuttavia, se ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, la giornata di ieri può anche dimostrare la forza e la resilienza della democrazia americana. Dopo l’interruzione della seduta e l’evacuazione dei rappresentanti, in questi minuti i lavori stanno proseguendo e a breve il Congresso potrà ratificare la vittoria alle presidenziali di Biden. Inoltre, la prova di forza ha già provocato conseguenze all’interno dello schieramento Repubblicano che sta prendendo sempre più le distanza da Trump. Mike Pence, Vicepresidente e fedelissimo di Trump, nonché Presidente del Senato, aveva subìto nei giorni scorsi forti pressioni dal Presidente per non riconoscere l’esito delle elezioni in Senato e mettere in discussione il processo di ratifica. È stato Pence ieri ad aver approvato lo schieramento della Guardia Nazionale a difesa delle istituzioni democratiche e ad affermare con forza che la certificazione del voto doveva andare avanti. Condannando quanto successo ha invitato tutti a rimettersi al lavoro, affermando che “la violenza non vince mai, vince la libertà” e che il Congresso è ancora “la casa del popolo” di cui i rappresentanti eletti sono al servizio.

Trump isolato

Sebbene il caos al Congresso rimarrà una ferita nella storia della democrazia americana, gli eventi danneggiano Trump e le sue possibilità di ricandidarsi alle prossime Presidenziali con il partito Repubblicano.  Il gruppo di estremisti che ha preso alla lettera le sue parole, occupando il Congresso e chiamando “traditori” i rappresentanti che svolgevano i propri doveri costituzionali, spaventano gli elettori e i rappresentanti repubblicani che riconoscono nella democrazia americana, nei suoi riti e nei suoi simboli, la forza e l’essenza della nazione.

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