Tutti i virus mutano naturalmente nel tempo e la Sars-Cov-2 non fa eccezione. Da quando il virus è stato identificato per la prima volta un anno fa, sono sorte migliaia di varianti. Ma quante sono le varianti Covid esistenti più diffuse? Nota bene: non c’è prova, fino ad ora, che le variazioni del virus lo rendano più pericoloso. L’unica preoccupazione è che i sistemi sanitari possano essere sopraffatti da un rapido aumento dei casi e collassare prima di sconfiggere, definitivamente, il virus.
di Marlene Simonini – OTHERNEWS

Esploriamo insieme il mondo delle varianti Covid esistenti più importanti:
Variante brasiliana
la variante brasiliana è stata isolata il 6 gennaio 2021 in viaggiatori diretti in Giappone dallo stato amazzonico del Brasile. Ha colpito principalmente le zone di Rio de Janeiro e di Manaus. La si identifica come P1.
La mutazione N501Y, che si può rintracciare nella variante brasiliana, conferisce una maggiore affinità alla proteina Spike per il recettore dell’angiotensina 2, riducendo l’energia che il legame richiede. In parole più comuni: le variazioni presenti permettono al virus di “arpionare” le cellule umane con maggiore facilità, di rimanerci legato più saldamente e perciò attaccarle più incisivamente.
Variante inglese
Ufficializzata il 14 dicembre 2020, la variante inglese è stata rintracciata in 33 Paesi, tra cui l’Italia (secondo un’indagine del ministero della Salute ed Iss, attualmente un caso positivo su cinque risulta portatore della variante inglese). È anche la variante più diffusa in U.S.A e, secondo il CDCP (Centers for Disease Control and Prevention), presenta una carica di contagio notevole.
Variante sudafricana
Emersa dalla variante inglese, la variante sudafricana è stata annunciata il 18 dicembre 2020 ed è la principale variante del continente africano (il 90% dei positivi in Sudafrica è affetto dalla variante sudafricana).
Il Sudafrica aveva iniziato la vaccinazione della popolazione con il vaccino AstraZeneca, ma la campagna è stata prontamente interrotta in seguito a risultati deludenti del tipo di vaccino utilizzato con la variante ormai molto diffusa. Si tenta ora con il vaccino Johnson & Johnson. La variante sudafricana è nota anche come 501.V2 o B1.351.
Leggi anche: COVID-19 immunity: how long does it last?
Variante spagnola
La variante spagnola, secondo attuali indagini, è la variante più diffusa in Italia. È denominata come 20A.EU1. La rivista “medRxiv” sostiene che tale variante ha avuto origine tra i lavoratori agricoli spagnoli e la sua diffusione nel continente europeo è stata facilitata dai viaggiatori di ritorno dalle vacanze estive in territorio spagnolo.
Variante europea
La variante europea si caratterizza come la più vecchia cronologicamente, comparsa in Europa tra la fine di gennaio 2020 e marzo 2020. Sembra essere più contagiosa della precedente versione originaria di Wuhan, pur non dimostrandosi più mortale.
Cluster5
La variante Cluster5 è stata scoperta nei visoni danesi il 5 novembre 2020. Pur essendo stata rintracciata solo in 12 esseri umani, nello Jutland settentrionale in Danimarca l’esistenza di tale variante ha condotto all’abbattimento di quasi 20 milioni di visoni.
I visoni, in grado di agire come un serbatoio di SARS-CoV-2, potevano trasmettere il virus sia tra di loro che alla popolazione umana e da qui scaturisce un’evidente preoccupazione: quando qualsiasi virus animale potrebbe contribuire ad amplificare e diffondere un virus che colpisce l’uomo, quando i virus si spostano tra le popolazioni umane e animali, allora possono verificarsi modificazioni genetiche nel virus ed al momento uno scenario del genere sarebbe inammissibile.
Ebbene sì, tra le varianti Covid esistenti si annovera ora anche quella milanese
La scoperta della vriante milanese è stata resa nota con una pubblicazione questa settimana sulla rivista Emerging Microbes & Infections ed è stata condotta dal laboratorio di virologia dell’Università Statale di Milano.
Se nella maggior parte dei casi le mutazioni avvengono nella proteina Spyke, ovvero la parte più esterna del virus che funge da recettore e da target del sistema immunitario, nella variante milanese la mutazione si osserva nella proteina accessoria ORF-6 e non interessa direttamente la capacità infettiva del virus, anche se può essere un fattore capace di alterare i meccanismi patogeni del virus Covid19. L’Università Statale di Milano, però, garantisce che la variante milanese non ha alcun effetto sull’efficacia del vaccino e questo, come risultato, è di fondamentale importanza.
Le campagne vaccinali e le varianti di Covid esistenti
Attualmente, l’intero globo sta operando campagne di vaccinazioni serrate prima che il virus muti in innumerevoli ed incontrollate variazioni. Allo stesso tempo, è importante che tutti i paesi possano avere accesso ad un numero adeguato e sufficiente di vaccini: inutile vaccinare il primo mondo se il terzo è ancora in grado di trasmettere il virus, inutile curarci soltanto di noi stessi, letteralmente.
Leggi anche VACCINI E SALUTE. DIRITTI UNIVERSALI, GIUSTIZIA, UGUAGLIANZA, FRATERNITÀ CALPESTATI, ALLE ORTICHE.

Lascia un commento