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Lo stai leggendo al computer, eh? La digitalizzazione che si insinua tra le generazioni

Nov 15 2019

di Marlene Simonini

Caro lettore,

sei forse un Baby Boomer? O fai parte della Generazione X? Probabilmente sei un Millennial, ma potresti anche essere un più recentemente nato della Generazione Z… forse neanche tu sai a quale generazione appartieni, eppure sicuramente nel corso della tua vita ti sei affidato ad un dispositivo digitale.

Se il tuo rapporto con la tecnologia digitale (quella quindi di più recente creazione, rispetto a quella meccanica ed elettronica) è iniziato dopo i tuoi vent’anni, e quindi sei nato tra gli anni ‘50 ed i primi anni ‘60, allora sei un Baby Boomer, cresciuto e pasciuto nell’era del boom economico, facente parte di quella generazione dedita al lavoro ed educata secondo un’ottima economia familiare.

Diversamente, se il tuo anno di nascita si aggira tra il 1965 ed il 1980, allora fai parte della Generazione X. Il tuo oroscopo? Sei una generazione ben educata e generalmente laureata, che ha fortemente contribuito allo sviluppo del web e del mondo digitale. I tuoi obiettivi sono stati più a breve termine rispetto a quelli dei tuoi genitori, ma hai sicuramente dato un notevole contributo allo sviluppo tecnologico dei giorni attuali.

A seguire, vi sono i famosi Millennials, nati tra gli anni ‘80 ed i primissimi anni 2000. Si tratta della generazione, fino ad ora, più ampia, quella che si ritrova ad istruire allo stesso tempo nonni e figli all’uso della tecnologia.

Infine, tra i neonati digitali, ecco l’ultima generazione, la Z, coloro svezzati tra prime pappine e prime homepage.

Conoscere a quale categoria appartieni forse non è importante per te, ma lo è sicuramente per una buona fetta di mondo: chi studia il mercato, ad esempio, settorializzando e spezzettando i fruitori sempre più, in modo da capire le necessità più sottili di ogni generazione e proporgliele in una confezione hi-tech. Stiamo qui parlando di un lavoro che sfrutta la tecnologia più avanzata, ma può la tecnologia stessa sfruttare il nostro lavoro?

Possono le due cose diventare un sinolo indissolubile?

Assolutamente sì. Basti pensare a tutte quelle nuove professioni la cui denominazione si ammanta rigorosamente del prefisso “web” (dal web-editor, al web-analyst, al web-marketing, web-master e così via…). Si tratta sempre di giovanissimi, questo c’è da riconoscerlo, delle nuovissime generazioni che riescono ad imbrigliare quelle più stagionate, grazie ad un sapiente uso (o più semplice predisposizione nei confronti) della tecnologia.

Ed è nell’individuare la predisposizione di ogni generazione all’uso della tecnologia che si è creato il fenomeno del “digital divide”, divario digitale, locuzione utilizzata per la prima volta negli anni 90 dal presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e dal vice-presidente Al Gore. Il Digital Divide avrebbe potuto dare luogo ad una nuova forma di disuguaglianza sociale e senza allarmismi vari, probabilmente ciò è effettivamente accaduto.

Abbiamo tra le mani, tra le dita che pigiano i tasti di un qualsiasi mobile device, una piccola rivoluzione.

Le rivoluzioni, si sa, scatenano da sempre uguale agitazione, positiva e/o negativa.

Basti pensare che anche l’utilizzo della macchina a vapore a sostituzione del più classico cavallo non fu accolto con entusiasmo, ma anzi parzialmente osteggiato, ritenendo che un cavallo opportunamente domato fosse più prevedibile e sicuro di una macchina di ferro.

All’epoca, è bastato un po’ di fiducia ed apprendimento di nuove materie per poter accettare la macchina a vapore, oggi anche. Le nuove generazioni, in testa, si sono buttate a capofitto nello studio e nell’utilizzo della tecnologia digitale, che, con le dovute cautele, traghetta alle volte verso piacevoli sorprese, come il Gender Gap, ad esempio.

Secondo un’indagine Ipsos, se gli italiani dimostrano ancora una certa diffidenza nei confronti di venditrici di sesso femminile in settori considerati prevalentemente maschili (vedi un ferramenta o un ricambio auto e moto), la situazione cambia totalmente in un mercato online.

La stessa indagine infatti dimostra come, seduti davanti ad un computer, meno dell’1% dei compratori italiani tiene in considerazione il sesso del venditore quando questo è esplicitato; sono molto più attenti, comprensibilmente, alle recensioni del negozio e alle modalità di pagamento offerte.

Easy.

Meno easy sarà invece la conversione tecnologica che il nostro Paese, meraviglioso ma difficile ai cambiamenti, dovrà affrontare.

Secondo l’indagine DESI 2018, l’Italia è quartultima in Europa per livello di digitalizzazione. Il rapporto Istat “Cittadini, Imprese e ICT” del 2017 individuava il principale motivo del non utilizzo della rete nella mancanza di competenze digitali dei cittadini stessi.

Dati che non ci sorprendono, a dirla tutta, forse per quel complesso di inferiorità che il nostro paese vive, soprattutto rispetto ai paesi nord europei (Danimarca, Svezia, Finlandia e Paesi Bassi), in prima linea sulle innovazioni tecnologiche.

Nessuna sorpresa, certo, eppure se si rigira la medaglia, si può scoprire che se tanto si deve fare, allora andrà fatto. Da chi? Dalle nuove generazioni che per colpa o grazie a questa manchevolezza più che evidente, sono e saranno incaricate di colmarlo, riempirlo con le loro scoperte, il loro tempo e la loro dedizione.

Le generazioni attuali e future sono coinvolte, per forza di cose, in questo gap, che li stimolerà a sviluppare soluzioni, trovare confronti, risveglierà la loro ricerca. Si è qui proposta una visione più che ottimista, questo va riconosciuto, eppure le nuove generazioni lo sono quasi sempre. Ingenue ed inesperte, sicuramente, ma con la piega della bocca rivolta verso l’alto.

Come un’emoji felice, per usare il loro gergo.

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