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The Sunday Breakfast – 9 – panoramica sui fatti globali della settimana

Dic 14 2019

a cura di Cecilia Capanna

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Lettera al lettore – di Roberto Savio

Othernews da oggi presenterà ogni domenica un riassunto  degli avvenimenti e dei problemi mondiali più importanti della settimana. Othernews tradizionalmente redige in inglese e spagnolo, le due lingue più diffuse nel mondo. L’italiano è un riconoscimento al Paese che ci ospita, ed allo sforzo  per raggiungere  soprattutto i giovani!

Buona lettura, Roberto Savio e Cecilia Capanna

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9 – 15 dicembre 2019 – di Guglielmo Rezza

VERDE SPERANZA

Questa settimana apriamo con note positive, note di speranza, note che avvolgono piazze, università, campi sportivi, incontri internazionali per la cooperazione. Tutti luoghi in cui i conflitti restano fuori dalla porta e in cui si cerca insieme la soluzione ai problemi di questo mondo che sembra andare al contrario 👉 Luoghi di pace che esistono – Marlene Simonini Milioni di giovani riempiono le piazze pacificamente per il futuro del pianeta capitanati da Greta Thunberg, che a Torino ha ribadito 👉 “Noi siamo la speranza” dopo che a Madrid aveva detto: 👉 “Chiediamo un cambio di passo“. Mentre si discute ad oltranza di clima alla COP25, purtroppo senza ancora vedere la luce in fondo al tunnel 👉Cronache da Madrid. Particolarmente positivo, invece, è stato è il terzo Summit delle diaspore che si è tenuto ieri a Roma, un evento importantissimo per la costruzione di un mondo plurale 👉 Summit delle diaspore, bilancio positivo

Un mondo in cui purtroppo ancora persistono tensioni e scontri.

FAGLIE IN ATTRITO

Nelle ultime settimane la placca continentale africana ed eurasiatica sono state abbastanza attive provocando, con i loro impercettibili movimenti, l’ennesimo fenomeno sismico, che questa volta ha principalmente riguardato l’Albania, causando purtroppo diverse vittime. La geologia spiccia -quelle imprecise nozioni parte del bagaglio di “cultura generale”- insegna che, laddove due masse si scontrano, allontanano o sfregano, nascono terremoti e instabilità. Le relazioni internazionali funzionano spesso in maniera simile, cosicché laddove due attori internazionali, due potenze, due aeree di influenza vanno a scontrarsi l’una contro l’altra, ne nasce instabilità. Laddove masse si scontrano o allontanano, ne nascono terremoti.

UN PASSO AVANTI PER L’UCRAINA

Tutti ricordiamo lo scoppio del conflitto ucraino, nel 2014, ultimo atto di quel processo espansivo dei confini europei, cui fa generalmente seguito l’adesione alla NATO, innescatosi dopo la caduta muro di Berlino, ma che nelle steppe del fiume Dnepr è andato a scontrarsi con la sfera d’influenza russa. Tutti gli accordi e cessate il fuoco raggiunti negli anni per risolvere il conflitto tra le truppe separatiste e di Kiev si sono rivelati effimeri. Le nuove trattative di Parigi tra Putin e il presidente ucraino Zelensky, eletto a Maggio, incontratisi per la prima volta nella capitale francese, sembrano però aver portato a un nuovo accordo. Il memorandum non è particolarmente dettagliato e peraltro simile ad altri già falliti, ma in fin dei conti, come onestamente sintetizzato da Macron, pur non essendo “una soluzione miracolosa”, rappresenta comunque “un passo avanti”. Meglio di nulla, insomma 👉 Accordo Russia – Ucraina

L’IMPICCIO USA

Le scosse generate dalla faglia ucraina sembrano propagarsi ben più lontano del previsto, andando a influenzare gli avvenimenti a Washington. È la chiamata tra Trump e Zelensky, in cui il presidente americano aveva minacciato il ritiro del sostegno NATO all’Ucraina, alla base del processo di impeachment che sta scuotendo la Presidenza. I democratici hanno formalizzato le accuse, indicando due articoli dell’impeachment: “abuso di potere” e “ostruzione al Congresso” 👉 Di cosa è accusato Trump. Il passo successivo di quell’iter giuridico che Trump ha declassificato a “WITCH HUNT!” (CACCIA ALLE STREGHE, doveroso mantenere il caps lock nella traduzione) è stato il voto della Commissione di Giustizia della Camera dei Rappresentanti, passato col favore dei democratici ma con l’opposizione unanime dei repubblicani: la prossima settimana sarà la volta del voto dell’aula 👉 Il sì all’impeachment. Tutto questo mentre indisturbato il Presidente viola i diritti umani mettendo a punto 👉 la detenzione sistemica delle famiglie al confine con il Messico

IRAN DOPO LE PROTESTE

La crisi politica interna non scuote certo la posizione internazionale degli Stati Uniti, la cui pressione sugli avversari storici rimane ben salda. La crisi economica in Iran, innescata da sanzioni americane a seguito del ritiro unilaterale di Trump dal JPCOA, è culminata nelle ondate di proteste di Novembre: la repressione potrebbe – condizionale necessario a causa della capillare censura delle notizie – avere causato addirittura centinaia di morti, oltre a indebolire la posizione di Rohani, stranamente mite nelle sue ultime dichiarazioni pubbliche 👉 Bilancio delle proteste in Iran. La pressione economica sull’Iran e i disordini interni sembrano tuttavia cominciare a sortire l’effetto desiderato, come testimoniato dall’affermazione di Rohani del 4 dicembre di essere potenzialmente pronto al dialogo e dal recente scambio di prigionieri tra Iran e Stati Uniti, che indica 👉 l’esistenza di un dialogo sotterraneo

NON UN PASSO INDIETRO SU HONG KONG

Avversario di ben altra stazza è Pechino, intenzionato a non fare alcun passo indietro su Hong Kong, che sempre più sembra andare a collocarsi su quella faglia di attrito sulla quale l’influenza statunitense nel Pacifico va a cozzare con l’interesse nazionale cinese. L’integrità territoriale è prioritaria per lo Stato multietnico cinese e al sostegno espresso dal Congresso degli Stati Uniti ai manifestanti, la Cina ha risposto con l’introduzione di alcune prime sanzioni nei confronti degli Stati Uniti, a riconferma dello scarso amore di Pechino per le ingerenze esterne 👉 Cina sospende navi da guerra USA. L’ultima manifestazione ha visto scendere in piazza 800.000 persone, mentre è di questa settimana l’annuncio del ritiro degli esperti internazionali incaricati di vigilare sull’operato della polizia, lamentatisi per l’impossibilità di compiere un’indagine imparziale se non in condizione di piena indipendenza 👉 Stop all’indagine su polizia ad Hong Kong

BREXIT, DI NUOVO

Parlando di terremoti e di faglie, non è possibile ignorare l’elefante nella stanza: il Regno Unito, col voto di giovedì, ha affermato per una seconda volta la sua volontà di salpare per l’Atlantico e di distaccarsi dalla placca continentale europea. I risultati hanno segnato una chiara vittoria dei Tory, che hanno guadagnato 46 seggi rispetto alle elezioni del 2017 e un tracollo per i laburisti, che hanno perso ben 60 seggi, toccando i minimi dal 1935. Boris Johnson annuncia 👉 la Brexit entro il 31 Gennaio

L’unico partito anti-Brexit che esce rafforzato dalle elezioni è lo Scottish National Party, guidato da Nicola Sturgeon, che guadagna 13 seggi. La Sturgeon annuncia quindi di voler chiedere un nuovo referendum, mentre in Irlanda del Nord i nazionalisti cattolici hanno per la prima volta superato gli unionisti protestanti, in un Regno sempre meno Unito 👉 Due mine sull’unità della gran Bretagna

OPPOSIZIONE BOICOTTA ELEZIONI ALGERINE

Assieme al Regno Unito, nella giornata di giovedì, è stata chiamata al voto anche l’Algeria. Il Paese ha assistito a dieci mesi da manifestazioni di piazza, rigorosamente pacifiche, cominciate per scongiurare la quinta candidatura del Presidente Abdelaziz Bouteflika, in carica dal 1999. Nonostante Bouteflika abbia infine ritirato la sua candidatura e alcuni nomi scomodi siano stati allontanati, il Paese rimane in mano ai militari, che fanno riferimento al generale Gaid Salah: l’opposizione ha dunque scelto di boicottare le elezioni, caratterizzate da candidati legate a Bouteflika 👉 Voto algerino prova di forza del governo. L’affluenza elettorale registrata è stata infine del 39,9%  e i risultati preliminari sembrano indicare Tebboune, primo ministro sotto Bouteflika, come vincitore col 58,15% dei voti. Rimane da chiedersi se l’astensionismo fosse la miglior strategia percorribile 👉 Abdelmadjid vincitore delle presidenziali algerine

ANCHE LA TURCHIA NEL CAOS LIBICO

Al di là del confine, in Libia, la situazione sembra, se mai possibile continuare a complicarsi, col coinvolgimento di nuovi attori internazionali sancito dalla firma di un accordo in materia di cooperazione militare e sicurezza tra la Turchia e il Governo di Tripoli di Sarraj. L’accordo, oltre a suscitare la reazione di Cipro e Grecia per via delle prerogative concesse alla Turchia nel Mediterraneo, ammette la possibilità di un intervento delle truppe turche nel Paese, purché concordato con il Governo di Serraj 👉 Erdogan pronto ad intervenire in Libia. Entra dunque in gioco una nuova variabile nel conflitto libico, che si somma alla probabile presenza di mercenari russi e aiuti francesi alle truppe di Haftar, impegnate nell’ennesima offensiva, a pochi giorni dalla denuncia da parte dell’ONU della presenza di almeno cinque gruppi armati Sudanesi e Ciadiani sul suolo libico. 👉 Tutti vogliono partecipare alla partita libica

Grazie dell’attenzione, buona domenica e alla prossima settimana!

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