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La criminalizzazione della solidarietà – Intervista ad Andrea Costa

Mar 7 2020

di Cecilia CapannaOTHERNEWS

L’appello del Coordinatore di Baobab Experience ai giornalisti: “Raccontateci la verità, guardate i dati, studiate e capite”

Andrea Costa, Coordinatore di Baobab Experience – VIDEO 👆

L’ultimo grande sgombero del nostro presidio fisso con tende, capanne, tendoni e casette, è stato a Piazzale Maslax il 13 novembre del 2018. Da quel giorno siamo rimasti nella zona della Tiburtina, nel lato est della stazione, però senza poter montare tende né altro e abbiamo anche subito dei piccoli sgomberi con polizia e AMA che hanno buttato gli oggetti, le coperte, i materassini dei migranti ma l’ultimo vero sgombero è stato quello.

Questo è successo prima dei Decreti Sicurezza, se ne parlava ma ancora non erano stati votati. Comunque Salvini era già ministro degli interni e da allora continuiamo ad operare in un contesto più difficile, non avendo più una logistica che ci permetta di operare con più facilità, ma continuiamo a dare colazioni, cene, pranzi il sabato e la domenica, assistenza medica, assistenza legale, distribuzione di vestiti, di coperte e ci arrangiamo per strada.

Siamo tornati ad essere un’associazione che opera su strada per i migranti che non sono più esclusivamente transitanti, come lo erano nel 2015-2016 ma ora ne abbiamo diverse tipologie: i transitanti, perché gli sbarchi non sono finiti; una grande percentuale di migranti cosiddetti “dublinati” ovvero di migranti che in virtù del regolamento di Dublino vengono rispediti in Italia da paesi europei, perché qui erano sbarcati negli anni passati; infine migranti che sono rimasti in strada dopo l’approvazione dei Decreti Sicurezza, in quanto hanno perso la protezione.

Ci sono stati episodi di ostilità da parte delle Forze dell’Ordine?

Assolutamente si, nel senso che c’è un’ostilità che soprattutto con Salvini Ministro degli Interni era più evidente, era proprio cambiato il loro atteggiamento, non che siano mai stati teneri verso di noi.

Questa cosa è vissuta con molto fastidio: l’idea che ci sia un pezzo della cosiddetta società civile che si organizza per aiutare questi migranti in transito a Roma, che non avrebbero altri modi per essere aiutati, comunque un po’ dà fastidio e credo che a dare fastidio sia in parte il fatto stesso che si stia lì con un’ottantina, cento migranti che ruotano intorno all’attuale presidio.

Credo che abbia dato un po’ fastidio, continui a dare un po’ fastidio, l’idea che ci sia un esempio del fatto che al di là dei decreti, al di là delle ingiuste inique leggi che regolano l’immigrazione, ci siano dei cittadini e delle cittadine che si organizzano per aiutare queste persone, per portare la solidarietà a queste persone e che rivendichino il fatto di voler aiutare queste persone, che rivendichino alcune cose richieste dai migranti quali la libertà di movimento, il diritto all’accoglienza, il diritto a fuggire da situazioni difficili, che sono appunto le situazioni che li spingono a partire e migrare ed arrivare in paesi che dovrebbero dare tuto un altro tipo di accoglienza. Un’accoglienza degna purtroppo è ancora lontana da venire.

È vero che è contro la legge distribuire cibo ai poveri?

È vero, ci sono ordinanze nazionali, locali, di sindaci anche non di estrema destra e neanche di destra, che dovrebbero stare dall’altra parte, che in questi anni hanno fatto ordinanze che vietano, se mi si consente questo termine evangelico, di dare da mangiare agli affamati e da bere agli assetati. Abbiamo attivisti, attiviste, volontari, volontarie che sono stati colpiti da fogli di via, da daspo, da sanzioni, per aver semplicemente dato del pane a chi aveva fame.

Come la criminalizzazione delle ONG nel Mediterraneo?

Assolutamente, è una delle cose più odiose alle quali abbiamo assistito in questi anni di cosiddetta emergenza. Ovvero si sono fatte leggi, in Italia e non solo, anche in tanti altri paesi europei, tese a colpire chi porta solidarietà ai migranti, chi compie azioni di ogni tipo per favorire l’accoglienza di queste persone. Le ONG in mare, pensiamo a tutti i nostri amici, compagni di lotta, complici, che anche in Spagna, in Francia, in Grecia, hanno subito sanzioni di ogni tipo per aver aiutato le persone.

Di fronte a quello che è successo e che sta succedendo in queste ore a Lesbo e al confine tra la Bosnia e la Croazia, rispetto alla solidarietà con i migranti, io credo che sia giusto e rivendico che abbiamo disubbidito ad alcune leggi. Lo abbiamo sempre fatto alla luce del sole, lo abbiamo rivendicato pubblicamente, nulla di nascosto o di strano, non ci vergogniamo e non abbiamo paura di affrontare anche eventuali processi che arriveranno, perché le inchieste sono aperte, di dire che era nostro dovere aiutare delle persone in strada.

E le convenzioni internazionali?

Esattamente, mi verrebbe da dire, come poi si vede nei film di guerra, “mi appello alla Convenzione di Ginevra”. Di conseguenza, in maniera pacifica e rispettosa di tutto e tutti, però credo che disobbedire ad alcune leggi di fronte a migliaia di persone che soffrono e di cui tante muoiono, in mare, in terra, cercando di passare un confine nascosti sotto un autobus, in condizioni indicibili in mezzo alla strada col freddo o col caldo, io credo che sia un dovere disobbedire a leggi che invece producono questi effetti.

Chi dovrebbe farsi garante del rispetto dei Diritti Umani?

Noi abbiamo un po’ perso la speranza rispetto a questa cosa, nel senso che dovrebbe essere la politica. Io non credo che si passi per essere di destra o di sinistra o di centro. La politica non dovrebbe permettere che nel 2020 gente che non ha commesso nessun reato si trovi a dover vivere in queste situazioni, a viaggiare in queste situazioni.

Una battuta, per dirla brevemente: se avessimo fatto dei ponti aerei per andare a prendere questa gente nei campi in Libia o sulle coste della Turchia, all’Europa sarebbe costato tanto di meno anche in termini economici. Si sarebbero salvate tante vite, si sarebbe potuta fare una cosa più regolare, inserendo le persone in circuiti di accoglienza. Però per fare questo ci vuole un coraggio che la politica da tutte le parti non ha dimostrato. Ci vuole ad esempio il coraggio di dire che non c’è nessuna invasione, non c’è nessun assedio. Sono numeri assolutamente contenibili. Voglio allargarmi: quanti ne sono arrivati in Europa in questi anni? Un milione e mezzo, due milioni? Sto aumentando le cifre perché non è arrivato questo numero di migranti. Siamo un continente di 558 milioni di persone, stiamo parlando dello 0,3% . È una roba che non può essere considerata un problema dalle nazioni più ricche al mondo che compongono l’Europa.

Cosa succederà adesso alle persone intrappolate tra la Turchia e Grecia?

Succede la stessa cosa di quelli intrappolati tra la Libia e l’Italia, di quelli intrappolati tra la Bosnia e la Croazia, di quelli intrappolati a Ventimiglia tra l’Italia e la Francia. Politiche sbagliate hanno prodotto, producono e produrranno l’idea che i migranti semmai possono diventare merce di scambio, arma di ricatto. Pensiamo agli accordi con la Turchia, agli accordi con la Libia. Ora in tanti sembrano accorgersene di cosa abbiano voluto dire quei trattati e costringere la gente a stare in Turchia piuttosto che in Libia o a Ceuta e Melilla, nell’enclave spagnola in territorio marocchino.

I migranti non sono considerate persone. Noi la migrazione, i migranti, li abbiamo narrati in una maniera sbagliata. Sono persone, hanno un nome, hanno un cognome, hanno una storia, hanno dei pregi, dei difetti, sono uno diverso dall’altro. Non è una categoria quella dei migranti e andrebbero considerati per quello che sono, delle persone. E finché non si inverte la narrazione sull’immigrazione sarà impossibile risolvere, per chi lo considera un problema, questo problema che problema non è però.

Sono 64 milioni, ci dice l’UNHCR, i migranti che si sono spostati l’anno scorso. Di questi una piccolissima parte si è spostata verso l’Europa. In altri paesi questo tema evidentemente, e anche in paesi più poveri dei nostri, è gestito in un’altra maniera, é sentito in un’altra maniera e soprattutto è raccontato in un’altra maniera.

Cominciamo a cambiare la narrazione sui migranti e diventerà molto più facile fare delle politiche che agiscano sul tema della migrazione, quando la politica si accorgerà che investire in accoglienza è investire in sicurezza. Quando parlo di sicurezza parlo essenzialmente di sicurezza dei migranti, perché qui ogni volta viene legata alla nostra presunta sicurezza. Non c’è un dato che ci dica che vicino ad un centro di accoglienza aumentino i reati. Non aumentano i reati.

Ci viene raccontata tutta la migrazione con un’enorme fake news e noi stessi, anche coinvolti nel voler aiutare i migranti, spesso ce lo dimentichiamo. Siamo un paese convinto, per esempio, che il femminicidio sia colpa dei migranti e, guarda caso, di oltre 200 donne uccise l’anno passato, ci ricordiamo solo di Pamela e Desiree come nomi, cioè di due donne uccise in ambiti in cui c’erano anche migranti. Poi pochi vanno a vedere che era un ambito di marginalità sociale, che era un ambito di problematiche che andavano molto al di là della migrazione.

Che appello faresti ai giornalisti?

Per favore raccontateci le cose come stanno, raccontateci la verità e soprattutto guardate i dati, studiate e capite perché se si continua a parlare di migrazione per slogan, come se fosse una questione calcistica di tifoseria, “migrazione si – migrazione no”, non vuol dire niente. Oppure le frasi tipo “non possiamo accoglierli tutti”.

Stiamo tranquilli, dall’Italia la gente scappa, non c’è gente che vuole venire. L’Italia si sta svuotando, se ne vanno gli italiani e i migranti sono appunto persone migranti, non sono stupidi. Tant’è che l’Italia, e anche questo lo dovrebbero ben capire, non viene da nessun migrante considerata la destinazione finale della loro migrazione, ma un paese di passaggio.

Finché è così, facciamoli passare e quando passano qui facciamoli stare un po’ meglio, considerando che arrivano in Italia dopo la Libia. Chi, come noi, ha conosciuto oltre 85mila migranti in questi anni, ha parlato con tutti loro e ha sentito le storie della Libia, della traversata del mare, della traversata del deserto, dei campi in Niger, delle torture, delle violenze subite nei campi in Libia, questo senza parlare della rotta balcanica dove anche lì sono sottoposti a vessazioni in ogni paese che attraversano, chi conosce queste storie sa che sarebbe nostro compito accoglierli a braccia aperte e dire “Dai, vi diamo una mano, dove volete andare? Noi siamo onorati del fatto di incontrarvi e di potervi aiutare”.

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