Guerre e Armamenti, Politica Internazionale

Secessionismo esitante nello Yemen del Sud

Lug 31 2020

di Guglielmo RezzaOTHERNEWS

Negli ultimi due anni, la guerra civile che vede contrapposte le forze governative Hadi ai ribelli Huti, ha visto riemergere spinte secessioniste nel sud del Paese, controllato dal 2018 dal Consiglio di Transizione del Sud

Spesso le guerre civili sono più complesse di come non vengano raccontate. Le esigenze divulgative proprie del mondo giornalistico impediscono generalmente un grado di approfondimento eccessivo, per non incorrere nel rischio di rendere la notizia meno fruibile per il lettore. Così, se c’è un conflitto, si cerca di semplificarlo al massimo, identificando due o tre contendenti e costruendo la narrazione attorno ad essi. Una simile narrativa può risultare ancora efficace nel caso di conflitti regolari tra Stati, ma la realtà dei conflitti civili è quasi sempre frammentata, fatta di molteplici fazioni e un’infinità di milizie.

Un ottimo esempio è lo Yemen, dove il conflitto viene generalmente ridotto a uno scontro tra il governo di Hadi e i ribelli Huti, trascurando gli altri attori, tra cui figurano anche le sezioni locali di quei franchise internazionali che sono Isis e Al-Quaeda. Oggi, tuttavia, bisogna parlare del cosiddetto Consiglio di Transizione del Sud, che ha annunciato nella giornata di mercoledì la propria rinuncia ad ogni rivendicazione di autogoverno. Per spiegare cosa sia, esattamente, questo Consiglio di Transizione del Sud, è necessario fare un passo indietro, quando sull’atlante c’era ancora più di uno Yemen.

Nel 1990 esistevano infatti due Yemen: lo Yemen del Nord, allineato al blocco occidentale e lo Yemen del Sud, ufficialmente Repubblica Democratica dello Yemen, marxista e vicino al blocco sovietico. Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica e la fine della Guerra Fredda, lo Stato del Sud venne sostanzialmente annesso al Nord, confluendo in quella che è la Repubblica dello Yemen. Nel 1994, dopo appena quattro anni di esistenza unitaria, lo Yemen ha vissuto una guerra civile che ha visto contrapporsi le forze unitarie del Nord e quelle secessionisti del sud, risoltasi a favore delle prime.

Dopo la fine della guerra civile la frattura si è apparentemente ricomposta, almeno fino alla nascita del Movimento per lo Yemen del Sud nel 2007. Per il Movimento, che mira alla secessione del Sud, lo scoppio della guerra civile ha rappresentato l’occasione per giocare un ruolo chiave. Nel 2015 le truppe dei ribelli Huti hanno rapidamente occupato Sana’a, costringendo il Governo di Hadi a trasferire la capitale ad Aden, che era appunto la vecchia capitale dello Yemen del Sud e dove il Movimento era più forte. Dopo il respingimento dell’offensiva Huti su Aden, il Movimento è rimasto un importante alleato di Hadi nell’area contro gli Huti, almeno fino al 2017.

Col prolungarsi del conflitto e con il progressivo rafforzamento del Movimento sono di fatto cresciuti gli attriti tra i due innaturali alleati: inoltre, va tenuto presente che mentre il Governo di Hadi è sostenuto -se non controllato- dall’Arabia Saudita, il Movimento è sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti. Infatti, sebbene Arabia Saudita e Emirati Arabi siano formalmente parte della stessa coalizione, entrambi i Paesi hanno puntato su un diverso attore locale per cercare di esercitare in maniera più diretta ed efficace la propria influenza in Yemen.

L’innesco che ha fatto esplodere queste crescenti tensioni latenti è stata la rimozione, da parte del presidente Hadi, di Aidarus al-Zoubaidi dalla carica di governatore della città di Aden, il 27 Aprile 2017. Aidarus al-Zoubaidi era un esponente del Movimento per lo Yemen del Sud ed era ritenuto da Hadi troppo vicino agli Emirati Arabi e troppo incontrollabile. Detto fatto, poche settimane dopo, al-Zoubaidi ha formato il Consiglio di Transizione del Sud, raccogliendo alleati accomunati dal dissenso nei confronti del presidente Hadi e da un’ideologia autonomista o secessionista: tra questi figuravano anche diversi governatori del Sud, tra cui anche quello dell’Arcipelago di Socotra.

A Gennaio 2018 le forze raccoltesi sotto la bandiera del Consiglio di Transizione del Sud hanno sferrato la propria offensiva, attaccando Aden e occupandone rapidamente tutte le posizioni chiave. Il Consiglio di Transizione del Sud ha dunque posto sotto il proprio controllo la città di Aden e altre importanti aree del Sud, strappandole alle forze del presidente Hadi e aprendo così un nuovo fronte nella guerra civile yemenita.

Per cercare di riassorbire questa nuova divisione che comprometteva lo sforzo bellico contro i ribelli Huti, a Novembre 2019 l’Arabia Saudita ha promosso i cosiddetti “Accordi di Ryhad”. Gli accordi prevedevano un sistema di power sharing consociativo con seggi nel governo riservati a ministri del Sud, ma non sono mai stati implementati. Così, mentre si tardava a trovare una soluzione, ad Aprile 2020 il Consiglio Transizionale del Sud ha compiuto un ulteriore passo verso la secessione, dichiarando l’autogoverno del Sud.

L’acuirsi delle divisioni tra il governo del Presidente Mahdi e il Consiglio di Transizione del Sud non è stato certo un segnale positivo per i Sauditi: le forze governative, impegnate su più fronti, non riescono a contrastare efficacemente i ribelli Huti, principale preoccupazione dell’Arabia Saudita. Anzi, questi ultimi nell’ultimo mese sono avanzati ulteriormente nella provincia di Ma’rib, dove si trovano importanti pozzi petroliferi.

Così l’Arabia Saudita si è impegnata nell’ultimo mese per promuovere l’implementazione dei suddetti accordi di Ryhad, che potrebbero ricomporre la frattura tra Hadi e le forze del Sud. Le pressioni saudite sembrano finalmente aver sortito qualche risultato, poiché questa settimana, nella giornata di mercoledì, il Consiglio di Transizione del Sud ha revocato la dichiarazione di autogoverno di Aprile.

L’approvazione di un accordo istituzionale di stampo consociativo potrebbe essere la chiave di volta che permetterà di ricomporre la frattura tra il Sud e il Nord del Paese, ma la strada è ancora lunga e incerta. Nel frattempo i bombardamenti sauditi sulle aree controllate dagli Huti proseguono, ma non sembrano sufficienti a contrastare la loro avanzata. La guerra in Yemen sarà ancora lunga.

admin

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *