Ambiente e Clima

Gange pulito: il sogno d’India

Ott 2 2020

di Naomi Di RobertoOTHERNEWS

Inaugurati questa settimana sei mega progetti per la missione Nazionale contro l’inquinamento del fiume sacro

Gange Pulito

Questa settimana il premier indiano Narendra Modi ha inaugurato, tramite videoconferenza, sei mega progetti infrastrutturali nello Stato dello Uttarakhand, nel nord est del Paese, nell’ambito della Missione nazionale Mamami Gange, Gange Pulito.

Costruzione di un impianto di depurazione per evitare che le acque inquinate affluiscano nel fiume; miglioramento dell’attuale impianto idrico a Jagjeetpur, nel distretto di Haridwar, del valore di circa 20 milioni di euro; costruzione di un altro impianto di depurazione, del costo di circa 15 milioni di euro, a Sarai, sempre nel distretto di Haridwar: questi sono solo alcuni dei progetti che il Paese intende mettere in atto per il bene del fiume, progetti il cui valore complessivo raggiunge circa i 60 milioni di euro.

“Nelle ultime decadi numerose e ampie iniziative sono state intraprese per pulire il Gange, ma nessuna ha visto la vera partecipazione del pubblico e la necessaria lungimiranza: di conseguenza, il fiume sinora non è mai stato pulito – ha dichiarato ModiIl mio governo si è impegnato e quelli che inauguriamo oggi sono i risultati. Non ci siamo limitati alla missione Gange Pulito, ma abbiamo scritto il primo capitolo del più ambizioso progetto di conservazione del fiume mai lanciato nella storia dell’India”.

Già a gennaio 2014, nel raduno induista di Kumnb Mela, 80 milioni di fedeli giunti in pellegrinaggio arrivarono pronti a bagnarsi nel Sangam, la confluenza dei fiumi Gange e Yamuna: le acque, ritenute sacre, non erano né potabili né balneabili. Per diluire l’inquinamento, le autorità avevano preso la decisione di rilasciare dalle dighe grosse quantità di acqua, in modo da permettere ai pellegrini di immergersi per i rituali. Modi, sempre nel 2014, aveva posto infatti tra i punti cardine della sua campagna elettorale proprio la questione del fiume ripresa nuovamente in questi ultimi mesi, nonostante sia fortemente contestato dalla popolazione locale per aver limitato la libertà di stampa, per le sue posizioni dispotiche e le sue idee nazionaliste ed estremiste portando anche gli indiani a protestare e a scioperare anche per aver privatizzato aziende pubbliche e per non aver sostenuto l’occupazione. Che sia la volta buona per iniziare una santificazione del fiume? Vista anche l’emergenza sanitaria in atto?

In ogni caso, da quando lui è diventato il punto fermo al potere, l’India è scesa di parecchi punti nella graduatoria economica dei Paesi mondiali, e sta andando peggio anche e soprattutto dal punto di vista ambientale.

Un fiume pulito: possibile?

Il Gange è fra i più grandi fiumi del subcontinente indiano infatti, scorrendo verso Oriente ed attraversando le pianure del nord dell’India e il Bangladesh, assieme ai suoi affluenti, possiede un bacino idrografico che arriva ad ottenere una superficie di circa un milione di chilometri quadrati. Storicamente il Gange ha avuto un ruolo fondamentale per l’India, primissima causa degli importanti insediamenti umani presenti tutt’ora in una delle regioni più densamente popolate del Pianeta: le terre attraversate dal fiume sono infatti fertilissime, luogo in cui si concentrano la maggior parte dei centri abitati, delle attività agricole ed industrie della Nazione. Uno studio condotto nel 2011 dall’Uttarakhand environment protection and pollution control board ha rivelato che le acque del Gange rientrano nella categoria “D” dell’inquinamento, ossia quella più inquinata, a causa del costante flussi di feci, urina e liquami urbani ed industriali che finisce nel fiume. Secondo il Central pollution control board (Cpcb) dell’India, «in città come Kanpur le acque del Gange sono inutilizzabili persino per la balneazione, a causa degli scarichi industriali e fognari umani». Le analisi del Cpcb hanno rilevato livelli altissimi di cromo: 248 milligrammi per litro, contro un livello ammissibile di due mg/l. Altre indagini di agenzie governative ammettono che la concentrazione di cromo a Kanpur è 124 volte il livello consentito.

Il risultato è una miscela sempre più tossica, costituita da batteri fecali, prodotti chimici e sostanze nocive riversati dalle industrie, ma il fiume anche scarico di fogne delle città vicine, senza filtri o depurazioni, cimitero di resti umani e ceneri, discarica. La situazione umano- ambientale viene resa davvero se si pensa che circa 400 milioni di persone utilizzano le acque del fiume, e dei suoi otto affluenti per uso igienico-personale, agricolo (irrigando circa il 40% delle terre coltivabili presenti nel Paese), domestico e soprattutto rituale. Una situazione critica senza fine: il Gange è infatti tra i dieci fiumi più inquinati del mondo, ad oggi si trova al quinto posto.

C’è da sottolineare però che, con il lockdown causato dall’emergenza sanitaria tutt’ora in atto, i dati di monitoraggio delle autorità (27 delle circa 36 stazioni sparse in vari punti del fiume) hanno mostrato come l’acqua del Gange sia risultata ideale per la crescita della fauna selvatica e per la pesca. Un dato molto positivo e sicuramente rassicurante, da tenere in considerazione se si riflette sul fatto che, per via del lockdown, ben 1,3 miliardi di persone sono state costrette a rimanere in casa per circa tre settimane. Possibile?

Gli esperti hanno affermato che la qualità dell’acqua del fiume Gange è sensibilmente migliorata proprio a partire dall’applicazione del blocco, in particolare intorno ai distretti industriali e il momento è propizio anche per studiare i livelli di inquinamento provenienti dalle industrie che utilizzano le acque del fiume come una discarica. Ad oggi, infatti, quasi la metà della popolazione vive proprio nelle terre confinanti fiume e suoi affluenti, non solo in virtù del suo valore biologico, ma soprattutto religioso e spirituale.

Fiume sacro d’India

Il Gange è il fiume sacro dell’India, quindi, è da tutta la popolazione adorato e personificato come una divinità detenendo uno dei ruoli e funzioni più importanti all’interno di tutta la religione induista. I fedeli vi giungono fin dalle più remote contrade dell’India e l’acqua del fiume è trasportata o inviata in tutto il paese per essere utilizzata nei riti religiosi. Viene chiamato Ganga Ma (madre Gange), anche se “ganga” significa proprio “che va veloce”, personificazione di una divinità femminile arrivata sulla terra su richiesta del re Bharigitha, con il fine di le colpe dei suoi antenati. Per gli induisti, infatti, il fiume non solo ha il dono di lavare i peccati commessi, ma anche quello di trasportare i morti verso il cielo e raggiungere la salvezza eterna (per questo in molti lasciano le ceneri dei propri antenati nel fiume). Varanasi ed Haridwar, luoghi sacri per la popolazione, si trovano proprio lungo le rive del Gange, ad oggi simbolo della nazione e di tutto il popolo che vi abita. Varanasi viene raggiunta ogni anno da più di un milione di pellegrini; rituali sacri avvengono presso alcune strutture dedicate, costituite da scalinate, dette ghats, che terminano dritte nel fiume.

Il Gange rappresenta il vero cuore d’India, salvezza e calamità, vertice attorno cui tutta la vita indiana ruota.

L’impatto ambientale, sociale, economico e religioso che un fiume può avere è una questione storicamente e culturalmente affascinante. Si sono avuti nel corso degli anni diverse proposte di progetti per la pulizia del fiume sacro indiano (viste anche le numerose pressioni messe in atto da associazioni ambientaliste ed umanitarie); nonostante ciò, da un lato il fattore economico, dall’altro quello politico, hanno fatto sì che la questione Gange rimanesse aperta tanto da divenire quasi un’utopia. Dati alla mano, la missione si fa più concreta: analizzando i risultati scientifici è possibile notare, come detto anche in precedenza, che proprio durante l’emergenza sanitaria la qualità dell’acqua sia migliorata con alcune aree addirittura descritte come “balneabili”. Un risultato straordinario e rassicurante se si pensa al fatto che, le industrie, siano state bloccate “solo” per poche settimane.

Che salvare il Gange sia davvero possibile?

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