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Dov’è la fame nel 2020: Siria e Yemen

Nov 7 2020

di Marlene SimoniniOTHERNEWS

L’autore di questo articolo non ha mai sofferto la fame e così spero anche per il lettore. Ciò detto, nessun racconto straziante ha trovato spazio nelle righe qui di seguito, poiché andremo a lavorare solo su dati – provenienti da fonti certe. Dati per ricostruire la fame nel 2020.

121 sono i milioni in più di persone, quest’anno, che potrebbero soffrire la fame per un periodo prolungato, si tratta dell’82% in più rispetto all’anno scorso. “Entro la fine dell’anno a causa della pandemia oltre 270 milioni di persone, che già lottano per sopravvivere a guerre, disuguaglianze, cambiamenti climatici potrebbero finire nella morsa della fame cronica”, lo ha annunciato Francesco Petrelli, consulente politico di Oxfam Italia, organizzazione che ha condotto un rapporto in materia arrivando a denunciare “il virus della fame”.

A morire per fame, entro la fine del 2020, quasi 12 mila persone al giorno, secondo lo stesso rapporto. Stiamo parlando di fame innescata dalla crisi economica e sociale proveniente, in misura maggiore, dall’attuale pandemia globale da Covid19. I posti di lavoro persi, aggiunge Petrelli, sono 305 milioni, elemento che scatenerà disuguaglianze economiche e sociali sempre più rilevanti.

I due paesi a soffrirne di più, ad oggi, sono Yemen e Siria. I due territori si trovano quindi non solo a combattere le rispettive guerre, ma anche gli strascichi ed i grigiori delle calamità attuali.

Nello Yemen, la chiusura dei confini ha limitato o proibito completamente l’approvvigionamento, con un conseguente e naturale innalzamento dei prezzi alimentari; tutto ciò in un paese che, tra l’altro, importa il 90% delle sue scorte alimentari. Attualmente, 20 milioni di persone si trovano sull’orlo della carestia.

In Siria invece si stima un incremento del 42%, rispetto al 2019, delle persone a rischio fame. Solo un esempio: l’olio, considerato un bene di lusso, ha raggiunto un prezzo tre volte superiore rispetto alla paga giornaliera di un lavoratore stagionale. A tale sondaggio Save the Children aggiunge le sue statistiche: il 65% dei bambini siriani non mangia una mela, un’arancia o una banana da almeno tre mesi. La situazione raggiunge livelli di criticità elevati nel nord della Siria, dove un quarto dei bambini ha affermato di non aver mangiato uno di questi frutti da almeno nove mesi. Il WFP (programma alimentare mondiale) contribuisce con i suoi studi: in Siria una cesta di scorte alimentari destinata al consumo di una famiglia ha il costo costa oggi 23 volte il prezzo medio antecedente alla crisi siriana ed oltre il doppio del valore massimo registrato nel 2016.

Ora, il mondo non sta attraversando una carestia globale, anzi, produciamo più cibo di quanto ce serve. Il naturale e successivo pensiero sarebbe che nessuno, sulla faccia di questo globo, dovrebbe soffrire la mancanza di cibo. Eppure abbiamo creato disequilibri, regole sociali ed economiche, un mercato globale non equo né degno della nostra intelligenza. Per poter anche solo iniziare a migliorare la situazione umana su questo globo è bene conoscere i dati di cui sopra, leggerli, prenderne coscienza… sapere.

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