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USA2020 – Più di una bugia di troppo

Nov 7 2020

Le accuse non provate di Trump di brogli elettorali vanno a turbare il momento più cruciale per la vita di una democrazia: le elezioni

Tutti i più recenti aggiornamenti sembrano far chiarezza sull’incerto esito di queste elezioni americane 2020. Così, mentre prosegue il conteggio delle schede elettorali giunte per posta, sale il numero di Stati blu e di grandi elettori che voteranno un presidente democratico. Il mandato di Trump sembra quindi essere alla sua conclusione, ma il multimilionario non è intenzionato ad accettare sportivamente il risultato della competizione elettorale.

Come risaputo, nella prima mattinata di mercoledì, Trump ha deciso di stabilire un nuovo primato annunciando la propria vittoria, per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, a scrutinio elettorale ancora in corso. Il Presidente ancora in carica ha inoltre accusato i Democratici di essere colpevoli di gravi brogli elettorali, ovviamente senza essere in possesso di alcuna prova, invitando persino a sospendere il conteggio delle schede.

Ovviamente, l’invito -o ordine che fosse- è rimasto inascoltato e mentre andavano aumentando le probabilità di vedere Biden sedere nella Stanza Ovale, Trump è sembrato sempre più in difficoltà e sempre meno in controllo della situazione. È risaputo che Trump non ha mai avuto un buon rapporto con la maggior parte dei media americani, ma il livello di conflittualità con quello che presto potrebbe non essere più il Presidente in carica ha raggiunto livelli di tensione senza precedenti.

La situazione è tuttavia sfuggita definitivamente di mano nella giornata di giovedì, in un discorso che è stato successivamente definito dalla CNN come il “discorso più disonesto della sua presidenza”. Nel corso dello stesso discorso Trump ha accusato i Democratici di aver truccato e rubato le elezioni e ha poi proseguito affermando di aver vinto negli Stati di Winsconsis, Michingan, Pennsylvania e Georgia, che il sistema di voto postale è un’enorme truffa, che contando solamente i “voti legali” avrebbe vinto le elezioni, denunciando brogli avvenuti nel corso della nottata, che il personale addetto al conteggio dei voti negli ultimi Stati chiave era in mano ai Democratici e anche che agli osservatori Repubblicani era stata preclusa la possibilità di supervisionare lo spoglio elettorale nella città di Detroit. Curiosamente, assolutamente nulla di quanto riportato nella lunghissima frase precedente è vero e il discorso contiene una sorprendente quantità di accuse non provabili o semplicemente false.

Il discorso ha scatenato reazioni durissime e alcune fra le maggiori emittenti televisive, quali ABC, CBS, NBC e MSNBC ne hanno direttamente interrotto la trasmissione a causa dell’ingestibile quantità di notizie false o non verificabili in esso contenute. CNN ha invece trasmesso il discorso per intero, dopodiché il giornalista Anderson Cooper ha efficacemente paragonato Trump a una “tartaruga obesa rovesciata sul dorso, che ansima sotto il sole torrido e non riesce a comprendere che il suo tempo è finito”. Anche Fox News ha ovviamente trasmesso il discorso per intero e al rientro in studio i commentatori in studio hanno provato a difendere il Presidente affermando che l’assenza di prove non significa necessariamente che le accuse mosse dal Presidente fossero false, ma che era comunque necessario presentare delle prove.

Anche i principali social media sono stati costretti a reagire alle false proclamazioni di vittoria, per amor di verità o per timore delle reazioni negative degli utenti. Facebook ha corredato tutti i post contenenti false affermazioni -ossia la maggior parte dei post dalla notte di mercoledì- con riquadri contenenti impietosi fact-check, mentre Twitter ha limitato la diffusione dei post impedendo il retweet e ha apposto avvertimenti circa la dibattuta veridicità del contenuto.

La situazione ha gettato scompiglio anche tra le fila degli stessi Repubblicani e la leadership del partito, che pur difende il Presidente, sembra faticare a imporre disciplina e unità ai membri. Alcuni membri del Senato hanno rilasciato vaghe dichiarazioni sull’importanza della legalità nelle elezioni, altri hanno rifiutato di commentare, mentre il Senatore Mitt Romney ha aspramente criticato l’atteggiamento del Presidente in un tweet in cui afferma che tale comportamento è dannoso per la causa della libertà negli Stati Uniti e nel mondo, indebolisce i valori su cui poggia il partito Repubblicano e può infiammare passioni pericolose e distruttive.

Trump ha mentito spesso nel corso del proprio mandato, ma mai si era trovato contro una levata di scudi così dura e unanime. Gli elementi che possono spiegare una tale reazione da parte di media, società civile ed esponenti politici sono principalmente due: il primo, più semplice e immediato, è che il bersaglio delle critiche, con tutta probabilità, non sarà presto più Presidente. I media non hanno certamente mai avuto un atteggiamento imparziale verso Trump, che è sempre stato oggetto di duri attacchi, ma questo è il momento per togliersi gli ultimi sassolini nella scarpa nella consapevolezza che presto non dovranno più confrontarsi con lui.

Il secondo, più importante, è che queste bugie e false -o quantomeno non provate- accuse non giungono in un momento qualsiasi e non riguardano un qualsiasi tema oggetto di dibattito politico, bensì la legittimità stessa della democrazia americana.

Di fatto, non esiste una definizione univoca del concetto di democrazia, ma ciò su cui vi è comune accordo è che le elezioni rappresentano un momento assolutamente cruciale per la permanenza della stessa. Attraverso il processo elettorale è possibile trasformare i “bullets in ballots”, ossia scongiurare il rischio di violenza e permettere che il trasferimento o la permanenza del potere possa svolgersi senza spargimenti di sangue. Nelle elezioni i partecipanti competono per le cariche in palio secondo le leggi elettorali, ossia regole comunemente stabilite che i partecipanti si impegnano a rispettare.

Per la sopravvivenza di una democrazia non è solamente necessario che le elezioni ricorrano periodicamente secondo i tempi prescritti e che il loro svolgimento sia giusto e imparziale, ma anche che queste siano effettivamente atte a garantire il passaggio o la permanenza del potere nelle mani del vincitore. È quindi fondamentale che i partecipanti alla competizione politica rispettino l’esito delle elezioni, o il rischio è quello di andare a minare la legittimità del regime democratico.

Trump, affermando di aver vinto a prescindere dall’esito dello scrutinio delle schede elettorali, disconoscendo la validità delle elezioni stesse e rifiutandosi di riconoscere la legittimità di un Presidente diverso da sé stesso è andato contro tutti i principi di una democrazia, scatenando aspre reazioni. Tutte le affermazioni false rilasciate in passato, per quanto gravi, hanno sempre riguardato argomenti oggetti di dibattito e temi dell’agenda politica, ma questa volta si rischia di intaccare la cornice democratica stessa all’interno della quale il libero dibattito ha luogo.

Sino ad ora è possibile affermare che la società americana ha retto tutto sommato bene alla prova: non vi sono stati rilevanti episodi di violenza e anche i media più partigiani a favore del Presidente hanno mantenuto un atteggiamento dignitoso evitando che la rabbia di un elettorato deluso, cui Trump sta raccontando di essere vittima di una enorme truffa, di un’enorme ingiustizia, possa trasformarsi in fatti.

Il Presidente ancora in carica afferma di voler portare la questione davanti alla Corte Suprema, dove può contare sulla maggioranza di 6 su 9 giudici. Tuttavia, pur a fronte di una simile maggioranza, sarà necessario presentare prove ben convincenti di quanto dichiarato, poiché i giudici si troveranno a dover decidere sul futuro della democrazia americana -per quanto altisonante questa espressione possa sembrare- e la questione non verrà certo trattata con leggerezza.

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