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The Sunday Breakfast – 16 – panoramica sui fatti globali della settimana

Feb 1 2020

a cura di Cecilia Capanna

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Lettera al lettore – di Roberto Savio

Othernews da oggi presenterà ogni domenica un riassunto  degli avvenimenti e dei problemi mondiali più importanti della settimana. Othernews tradizionalmente redige in inglese e spagnolo, le due lingue più diffuse nel mondo. L’italiano è un riconoscimento al Paese che ci ospita e allo sforzo  per raggiungere  soprattutto i giovani!

Buona lettura, Roberto Savio e Cecilia Capanna

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27/01 – 02/02 2020 – di Gianfranco Maselli

PALINDROMO

Così appagante ritrovarne uno fra le sudate pagine di un testo di scuola elementare, scoprirlo e meravigliarsi fra i pastelli, le matite, i disegni. Così curioso ritrovarne uno nella data di oggi: 02-02-2020. Così triste leggerne un’altro anche nella storia del nostro mondo. Dritto o al rovescio sembra di seguire la stessa narrazione ciclica di eventi e, spesso, le stesse atrocità che paiono ripetersi al momento più propizio.

Liliana Segre nel suo discorso al Parlamento Europeo in occasione del Giorno della Memoria ci ricorda come l’antisemitismo e il razzismo ci siano sempre stati, come certi momenti storici in cui diventa più facile girarsi dall’altra parte siano i più adatti per lasciare che certi sentimenti tornino a galla e come 👉il mondo, nel 2020, sia ancora pieno di campi di concentramento.

Dai kwaliso in Corea del Nord ai laogai cinesi, dalle colonie penali australiane sino agli Stati Uniti d’America e all’Italia. Oggi, come 75 anni fa, milioni di persone sono private della loro libertà per motivi politici, etnici e religiosi e rinchiuse in strutture detentive come quelle in Libia, che sembrano negare qualsiasi diritto umano. La nostra Marlene Simonini ce ne parla dal suo punto di vista di millennial 👉 Noi non lo sapevamo

PARADOSSI

Detenzione arbitraria e tortura, violenza sessuale, rapimento per riscatto, estorsione, lavoro forzato. Sarebbero solo alcune delle pratiche atroci a cui molti migranti prigionieri in Libia sarebbero sottoposti, denunciate da Antonio Guterres, segretario Generale delle Nazioni Unite.

Il suo rapporto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite fa rabbrividire non solo per come le atrocità stiano diventando sempre più diffuse ma anche per la presunta complicità in tutto ciò della guardia costiera libica e dei funzionari statali. 👉 Libia- l’orrore resta inascoltato

A questo punto il rinnovo del memorandum Roma-Tripoli previsto per oggi non può che sembrarci un paradosso, soprattutto di fronte ad un’Italia che stipula intese contro l’immigrazione illegale e il traffico di esseri umani ma allo stesso tempo 👉si arma fino ai denti acquistando merce pesante da Israele.

In un mondo incapace di pensare al futuro, ma anche al presente, di fronte ad una realtà storica dove l’Onu e il multilateralismo sembrano luci sempre più fioche, è ormai chiaro che accordarsi per giungere ad una svolta sembra essere ogni giorno più difficile.

INCONCLUDENZA         

  • Ad esempio l’interferenza di attori stranieri nel conflitto libico, una vera e propria polveriera, è tanto fastidiosa quanto l’inconcludenza dell’incontro di Berlino, in cui nessuno è stato capace di giungere ad un accordo e cessare il fuoco.

Quanto può avere senso, poi, riunirsi per discutere di pace in Libia mentre viene violato l’embargo tout court e 👉negli aeroporti libici atterrano cargo degli Emirati Arabi ed Egitto pieni di armi.

  • Il premier israeliano Netanyahu ha incontrato Vladimir Putin per discutere del Piano per il Medio Oriente presentato negli scorsi giorni dal presidente Donald Trump, un piano criticato e smontato da uno di cui il presidente americano si era tempo fa vantato di essere amico e fan, Recep Erdogan, che lo ha definito assolutamente inaccettabile e che ha colto l’occasione per ricordare allo smemorato ex-amico un conto in sospeso 👉Erdogan critica il piano di pace e esorta USA a consegnare F-35

Di fatto confrontarsi per la pace o su un problema globale come il clima senza arrivare ad alcuna soluzione sembrerebbe sia diventato uno sport decisamente diffuso fra Capi di Stato e quello che è successo a Davos nei giorni scorsi sembra esserne una conferma.

C’È BISOGNO DI FATTI.

Per quanto durante il Foro Economico Mondiale a Davos si sia cercato di parlare di clima, appare ormai indiscusso che le belle intenzioni ambientali e sociali da sole non bastano. Serve cambiare il sistema, serve un nuovo modello che accompagni una rivoluzione non solo economica, ma anche culturale e sociale. Lo dice chiaramente Fabrizio Barca per il quale 👉non c’è giustizia ambientale senza giustizia sociale.

Promotore del Forum Disuguaglianze e Diversità, Barca ha scritto insieme a Edoardo Zanchini di Legambiente le proposte per il Green New Deal.

EMERGENZA AFRICANA.

Dunque il tema ambiente, sul quale quest’anno sarebbe dovuto essere incentrato il forum di Davos, rimane ancora una volta ignorato e sospeso, mentre gli sconvolgimenti climatici che martoriano il nostro pianeta continuano a mietere vittime.

Sarebbero ben 31 le persone morte e almeno 15 quelle disperse dopo le piogge torrenziali che si sono abbattute nel nord-ovest del Madagascar, in particolare nei distretti di Mitsinjo e Maevatanana. 👉Madagascar devastato dalle alluvioni.

Mentre nelle regioni vittime delle inondazioni delle aree agricole e dei terreni adibiti alla coltivazione di riso è stata dichiarata l’allerta per l’alto rischio malnutrizione, sembra che in Africa anche i diritti umani non abbiano mai smesso di annegare.

GIUSTIZIA PER I ROHINGYA

Una buona notizia, finalmente: la tragedia della minoranza musulmana dei Rohingya in Birmania, sta venendo a galla a livello istituzionale, trascinando con sé storie di violenza, di bambini strappati alle famiglie e giustiziati, di uomini e donne fucilati e giovani ragazze violentate.

A riportare in superfice tutto questo è Abubacarr Tambadou, ministro della Giustizia del Gambia, la cui notorietà appare ormai indissolubilmente legata alla determinazione con la quale ha trascinato davanti alla Corte dei diritti umani dell’Aia, Aung San Suu Kyi e la leadership birmana colpevoli, a suo avviso, delle uccisioni di migliaia di Rohingya 👉Gambia, un ministro amico dei Rohingya

CAMBIAMENTO AFRICANO

Mai come guardando verso l’Africa sorge naturale riconfermare quanto la nostra storia, soprattutto nel continente nero, manchi di passi avanti e sia, più che mai, una narrazione palindroma legata ancora alla violenza, ai soprusi sui diritti umani, all’abuso del più forte e, in un certo senso, ad un colonialismo che ancora persiste.

Un’ inversione nella corrente, tuttavia, quasi sembra scorgersi nella storica decisione di Macron di rinunciare al Franco cfa in 15 regioni dell’Africa Occidentale ed applicare, al suo posto, una nuova moneta unica: L’eco.

Mai lasciarsi andare a giudizi avventati. La decisione Francese sembra destare tutto fuorché gioia. Piuttosto si percepisce sorpresa, incognite e scompiglio, soprattutto se considerata come una strategia di spiazzamento che celerebbe un braccio di ferro economico tra Francia e Cina, interessate entrambe a mantenere e rafforzare i propri interessi economici nell’area. 👉La battaglia sulla nuova moneta africana

DOCCIA FREDDA PER I DEM

Il tentativo dei Democratici Americani di portare a testimoniare John Bolton, ex consigliere per la sicurezza nazionale nominato dal presidente Donald Trump e poi licenziato sempre da quest’ultimo, è fallito.

La sua testimonianza avrebbe reso pubbliche le informazioni contenute nel suo libro, svelando particolari compromettenti dell’accordo del Presidente Americano con l’Ucraina per screditare Joe Biden.

Tutto a causa della decisione della senatrice repubblicana Lisa Murgowski e il suo opporsi alla richiesta democratica di sentire nuovi testimoni.

I democratici non avrebbero così i voti sufficienti per far passare l’istanza e, con una doccia freddissima, la strada apparirebbe spianata verso l’assoluzione, salvo clamorose sorprese. A dare infatti un’ultima spinta al loro tentativo in extremis di ascoltare nuovi testimoni sarebbe arrivata, qualche giorno fa, una nuova rivelazione del New York Times sempre tratta dal nuovo libro di Bolton. 👉Trump verso l’assoluzione

Questo episodio è particolarmente grave ed allarmante, il sistema di check and balance non esiste più. Oramai tutto è possibile, tranne garantire che leggi e regole vengano rispettate. Tantomeno è possibile deporre il capo di stato della più grande potenza mondiale, reo comprovato da testimonianze volutamente ignorate. Roberto Savio analizza 👉il preoccupante declino della democrazia americana (VIDEO).

BREXIT, COSA CAMBIERÀ

Mesi fa scherzavamo su una Never Ending Brexit, su un processo che sembrava quasi destinato a non avere fine. Giunti alla fine della rassegna di oggi invece l’uscita dalla Gran Bretagna dall’EU, entrata in vigore venerdì scorso, sembra essere forse l’unico evento a rappresentare una vera e propria inversione di corrente e a non essere sfiorato da quella palindromia riconoscibile praticamente in buona parte dei fatti che vi abbiamo raccontato.

C’è da chiedersi cosa cambierà dopo questi 11 mesi di transizione?

Dal passaporto, alle tasse universitarie fino ad arrivare alle barriere doganali, al lavoro, al settore del terziario e alla sanità. Chiariamoci le idee. 👉Brexit, cosa cambia

Forse a fare davvero tanto rumore è tutta questa palindromia, questa incapacità di riuscire a fare del mondo un corso d’acqua che scorra verso il mare della pace e della sostenibilità, che sia leggibile definitivamente in avanti e che impari da se stesso, piuttosto che un costante guardarsi indietro verso i propri errori per riproporli tali e quali.

A confronto con le giocose scoperte infantili, parlare di palindromi, forse, non è mai stato così serio e problematico.

Grazie per l’attenzione, buona domenica, alla prossima settimana!

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