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The Sunday Breakfast – 51 – panoramica sui fatti globali della settimana

Ott 4 2020

a cura di Cecilia Capanna

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di Gianfranco Maselli – 28 set – 4 ott 2020

È una settimana di interrogativi aperti quella che ci lasciamo alle spalle. Il plot elettorale americano sembra rovinarsi come il sequel di un best-seller non più all’altezza, da cui potremmo aspettarci davvero di tutto. Anche le vicende armene e catalane ci lasciano col fiato sospeso ma, se dovessimo averne bisogno, le pagine indiane e quelle del Forum Sociale Mondiale potrebbero portarci la giusta dose di speranza e prospettive migliori.

LE PAROLE SONO IMPORTANTI

La notizia della positività del presidente Donald Trump e della First Lady Melania al Covid-19 non rappresenta il solo spunto di riflessione di questa settimana.

La propensione alle parole dosate, misurate e sospese del lessico statunitense non sembrano interessare le elezioni presidenziali o, in ogni caso, paiono appartenere al passato. Nel loro primo confronto faccia a faccia le frasi di Donald Trump e Joe Biden si accavallano, gli insulti inquinano il dibattito, i toni deludono il cuore di molti elettori e sbigottiscono un moderatore che si aspettava un dibattito politically correct, ma aveva dimenticato assieme al pubblico quant’è esteso il clima d’odio e antagonismo che sta dilaniando il paese. Per alcuni è stato il peggior dibattito nella storia degli Stati Uniti.

Trump evita ogni approfondimento nel discorso e sceglie piuttosto di lodare la sua amministrazione senza alcun limite e lanciare infantili frecciate a Joe Biden, a cui non resta che cercare di rispondere con la stessa moneta. Il faccia a faccia, tuttavia, non è la sola circostanza di questa settimana in cui Donald Trump pecca di poca misura e ponderazione nelle proprie parole. Allo scandalo che lo ha investito per non aver pagato le tasse e aver versato appena 750 dollari di imposte federali sul reddito nel 2016 e nel 2017, si è aggiunta infatti un’altra brutta figura.

PAGINE AMARE

Dopo aver ricordato, con parole di ammirazione, Ruth Bader Ginsburg poche ore dopo la sua morte, il presidente americano si contraddice nominando a succederle, come giudice della Corte Suprema, Amy Coney Barrett. Le parole sono importanti ma la scelta di un’antiabortista e ultraconservatrice per ricoprire il posto di una paladina dei diritti ci ricorda che, per alcuni, forse gli interessi personali lo sono di più. Che l’obiettivo di Trump sia distruggere L’Obamacare e la legalizzazione dell’aborto come sostenuto dalla candidata democratica alla vicepresidenza Kamala Harris? Sarebbe una pagina amara per la storia americana.

Intanto, col fiato sospeso e una sensazione del tutto differente fra le dita, sfogliamo le pagine Catalane e Armene di questa settimana.

FINALE APERTO

Un presidente destituito, sentenze della magistratura a scandire la vita politica, tumulti nelle strade e intervento energico della polizia: ai catalani questo autunno sembrerà un romanzo pieno zeppo di déjà-vu e finali aperti.

Lo è, ad esempio, quello che si ritrova fra le mani la Catalogna, dopo che il Tribunale Supremo spagnolo ha destituito Quim Torra, il numero uno della Generalitat. Come accadde tre anni fa con Carles Puigdemont, la Catalogna oggi si ritrova ancora una volta senza presidente ma questa volta le circostanze sono molto diverse. Cos’è successo? Cerchiamo di fare il punto con la nostra Marlene Simonini 👇

FIATO SOSPESO

Di mille incognite e momenti col fiato sospeso si nutre in queste ore anche l’Armenia, dopo che Yerevan sta valutando la possibilità di riconoscere l’indipendenza del Nagorno-Karabakh, una regione già de facto indipendente ma minacciata dalle mire dell’Azerbaigian che, fomentato dalla Turchia, cerca di riappropriarsene. 

L’opzione dell’indipendenza è nell’agenda del primo ministro armeno Nikol Pashinyan ma intanto le violenze tra le forze armene e azere nella regione del Nagorno-Karabakh si sono riaccese. Non si vedevano scontri così pesanti dal 2016. Ma perché gli scontri sono ricominciati proprio ora? La guerra nella regione è davvero soltanto una disputa territoriale tra Armenia e Azerbaigian o lo zampino della Turchia, al fianco degli Azeri, sarebbe il segnale di un disegno ben più grande?

Facciamo il punto degli scontri e degli interessi in gioco assieme al nostro Guglielmo Rezza 👇

UN NUOVO CAPITOLO

È un capitolo di svolte ambientali quello che prossimamente potrebbe essere scritto sulle pagine indiane. Lasciare indietro il loro torpore e tornare a sfogliarle limpide diventa un orizzonte concreto di fronte all’inaugurazione dei sei mega progetti infrastrutturali della Missione nazionale “Gange Pulito”, annunciati dal premier Narendra Modi lo scorso 29 Settembre.

I progetti prevedono lo stanziamento di cifre da capogiro per la costruzione di un impianto di bonifica senza precedenti nella storia del paese. Raccontiamo questo nuovo capitolo con la nostra Naomi Di Roberto 👇

UN ALTRO EPILOGO

Quello che conta veramente è il finale, ma ancora possibile riscriverlo? Dopo la caduta del muro di Berlino un altro mondo in pie­no con­tra­sto con il neo­li­be­ri­smo e la fi­nan­zia­riz­za­zio­ne del­l’e­co­no­mia sembrava fosse possibile. Col tempo quella spe­ran­za, quell’en­tu­sia­smo e quella mo­bi­li­ta­zio­ne collettiva hanno lasciato il posto ad un sentiero che sembra portare dritto ad un epilogo di fallimento per il multilateralismo e le politiche ambientali e di trionfo per po­pu­li­smo, na­zio­na­li­smo e xe­no­fo­bia.

Di fronte a questo orizzonte invertire la narrazione globale è un obiettivo sempre più urgente, tanto quanto la discesa attiva in campo del Forum Sociale Mondiale. Aram Aharonian ci ricorda che, al di là di ogni verbosità, oggi c’è bisogno che il WSF cominci a far breccia nella società civile con un’azione concreta, per mostrarci che un altro epilogo è ancora possibile 👇

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