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Papa Francesco ha istituzionalizzato il servizio delle donne all’altare

Gen 16 2021

I ministeri del Lettorato e dell’Accolitato sono ora aperti anche alle donne. Questa settimana Papa Francesco ha istituzionalizzato il servizio delle donne all’altare, legittimando il loro contributo come ministre straordinarie dell’eucaristia, nell’operare letture e nel fare da chierichette.

di Marlene Simonini – OTHERNEWS

Spieghiamo cosa è accaduto

La prassi per cui anche le donne contribuissero al servizio all’altare era già diffusa, ma concessa per deroga speciale. Papa Francesco ora la istituzionalizza, andando a modificare con motu proprio il primo paragrafo del canone 230 del Codice di Diritto Canonico. Tale decisione si inserisce in un’ottica di rinnovamento delle pratiche ecclesiali, volontà emersa da diverse riunioni sinodali. Per citare quanto stabilito questa settimana: “i laici che abbiano l’età e le doti determinate con decreto dalla Conferenza episcopale possono essere assunti stabilmente, mediante il rito liturgico stabilito, ai ministeri di lettori e di accoliti”, si dilegua quindi totalmente qualsiasi indicazione sul sesso maschile o femminile di coloro che prestano servizio.

Come è stato possibile?

Papa Francesco ha riconosciuto alla base dei ministeri del Lettorato e dell’Accolitato “la comune condizione di battezzato ed il sacerdozio regale ricevuto nel sacramento del battesimo”. Di qui la loro identificazione come ministeri laicali e non come ministeri propedeutici all’accesso al sacerdozio (riservato agli uomini) come fino ad ora in uso.

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È forse un primo passo per aprire il sacerdozio anche alle donne?

Detto chiaramente, no, e lo specifica anche Papa Francesco. Se il sacerdozio fosse una materia di disciplina o di diritto, la Chiesa allora dovrebbe adeguarsi ai tempi moderni e pensare, quantomeno, ad uno sbocco in questo senso. Ma non è questo il caso. Il sacerdote rappresenta Cristo, Sposo della Chiesa: tale è la base su cui si erige il sacramento del sacerdozio e, in quanto sposo, in quanto atto ad agire in persona Christi, non può avere un sesso diverso dal figlio di Dio. Il sacerdote, perciò, non può essere visto come l’animatore di una comunità, o non soltanto almeno.

Senza contare il fatto che la Chiesa stessa ritiene di non avere l’autorità per concedere il sacerdozio alle donne: “nell’ammissione al servizio sacerdotale” spiegò Papa Wojtyla (lettera apostolica di Giovanni Paolo II – Ordinatio Sacerdotalis), “la Chiesa ha riconosciuto come norma il modo di agire del suo Signore nella scelta di dodici uomini che ha posto a fondamento della sua Chiesa. Anche se volessimo, non possiamo. Così il Cristo ha stabilito e noi non siamo che suoi esecutori. Obbediamo a una rivelazione, non ad una ideologia umana”.

Il dissidio con la modernità

Ciò che è sicuro, è che il ruolo delle donne all’interno della Chiesa continua a scontrarsi con la modernità e la parità di genere che i tempi attuali richiedono. Le donne sembrano sostare su uno “scalino più in basso” rispetto alla dirigenza, spesso maschile, ecclesiastica. Detto ciò, è anche opportuno ammettere che le donne nella chiesa hanno in passato precorso i tempi: quando socialmente il loro ruolo era confinato tra le mura domestiche, queste nella chiesa gestivano conventi, guidavano opere di bene, coordinavano oratori ed orfanotrofi.

Lo stesso Papa Wojtyla sottolineava che i più grandi, nel regno dei Cieli, non sono i preti, ma i santi. E di sante, basta sfogliare il calendario cattolico, ve ne sono in abbondanza.

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